Me:: I’M SICILIAN
in the wee hours of January 21st, 2010C’è qualcosa di spagnolo nel mio sangue. Qualcosa che lo fa scorrere con un’istintiva irruenza, spesso nascosta. Una sorta di forza che a farla scattare può diventare violenza, ma che sempre si nutre di un profondo senso dell’onore. C’è un’antichità remota nel mio sguardo; un’occhiata di sufficienza sulla novità, che la giudica con secolare disincanto. Nel mio animo c’è un’indole araba, attaccata ai sensi, attenta all’occasione. C’è un sospetto millenario, latente, che affronta tutto con il pregiudizio che ogni uomo, per natura, è ingannatore. Eppure io ingannatore non sono. Sono creatore di legami, di relazioni veraci che lego al mio cuore in maniera durevole. Non dimentico nulla.
L’isola che abito è uno spazio talmente battuto dal sole da esserne secco. Crepato dai fremiti della terra e spazzato dallo scirocco, si erge come pietra inamovibile al centro del Mediterraneo. So cosa vuol dire avere una famiglia, e so cosa vuol dire appartenere. Conosco la povertà abbastanza bene da sapere che ha a che fare con la dignità. Mi appartiene un segreto che questa terra sembra custodire. Non saprei dirlo, perché è un segreto che non si rivela: si passa. E’ qualcosa che sappiamo solo noi, e chi vive in mezzo a noi. E che anche a volerne parlare tra noi, non saremmo capaci. Lo sappiamo e basta. Se ne coglie un accenno nel profumo dei nostri agrumi. Il mio mestiere è quello del mercante, che grida i suoi tesori. Nelle mie grida c’è il mio mondo. Esse sono come dei canti, che parlano della mia Sicilia.
Anonimo Siciliano